Tango to Evora (Tango tis Nefelis)
Tango tis Nefelis è il tango che mettono quasi sempre a palazzo pantelleria. Il tango che fa sognare, con quelle parole greche e quelle note di violino…
Allego la traduzione della canzone:
To Tango Tis Nefelis
To chryso koureli
pou sta mallia tis forage i Nefeli
na xechorizi ap’olous mes st’ampeli
irthane dyo mikri, mikri aggeli
ke to klepsane
Dyo mikri aggeli
pou sta onira tous thelan ti Nefeli
na tin taïzoune rodi ke meli
na mi thymate, na xechnai ti theli
tin planepsane
Yakinthi ke krina
tis klepsan to aroma ke to forane
ki i erotes petontas saïties
tin perigeloun
Ma o kalos o Dias
tis perni to nero tis efivias
tin kani synnefo ke ti skorpa
gia na min ti vroun
Dyo mikri aggeli
pou sta onira tous thelan ti Nefeli
na tin taïzoune rodi ke meli
na mi thymate, na xechnai ti theli
tin planepsane
To chryso koureli
pou sta mallia tis forage i Nefeli
na xechorizi ap’olous mes st’ampeli
irthane dyo mikri, mikri aggeli
ke to klepsane
Tango di Nefelis
Il nastro d’oro
che portava nei suoi capelli Nefeli
per risaltare dagli altri, lavorando nella vigna
da due piccoli, piccoli angeli
le fu rubato.
Due piccoli angeli
che nei loro sogni desideravano Nefeli
per darle da mangiare melograno e miele
cosi che lei non ricorda e dimentica ciò che vuole.
La ingannano.
I giacinti e gigli bianchi
rubano il suo profumo e lo indossano,
i cherubini le lanciano frecce
e la deridono.
Ma il buon Zeus
le porta l’acqua della felicità,
diventa nuvola e l’avvolge
in modo che non possano trovarla.
Due piccoli angeli
che nei loro sogni desideravano Nefeli
per darle da mangiare melograno e miele
cosi che lei non ricorda e dimentica ciò che vuole.
La ingannano.
Il nastro d’oro
che portava nei suoi capelli Nefeli
per risaltare dagli altri, lavorando nella vigna
da due piccoli, piccoli angeli
le fu rubato.
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La canzone è meravigliosa. Avevo già sentito la versione originale, però devo ammettere che, probabilmente per l’effetto tango, questa mi sembra ancora più bella.
Il video invece non mi piace per niente: i due ballerini non sembrano metterci passione…spero che nessuno conosca la coppia
il post è stato scritto da astemio ma devo ammettere che l’idea di mettere il video è stata mia….
Devo prenderla come un’ offesa personale?!?
Sei sempre la solita Lu!
Ecco bravo, finalmente hai trovato il testo!
Che bello! Non riuscendo a trovare questa canzone, almeno la posso ascoltare qui!
Grazie mille!
ho ascoltato questa canzone la prima volta questa sera da un cd del mio maestro di tango e mi è piaciuta subito, grazie a chi ha avuto l’idea di mettere in rete questo video che , comunque , a me piace molto
La giornata è stata calda.
Il villaggio è piccolo, le strade sterrate, le baracche di legno, ma qui tutto è colore.
Il turchese del mare, il bianco della sabbia, il verde delle piante.
E i colori delle baracche: Rosa acceso, turchese, verde pisello, giallo limone, una mescolanza di colori.
E suoni.
Da ogni dove esce musica.
La musica qui è colonna sonora delle giornate.
A nessuno manca una radio, o un mangiacassette. Qualcuno ha pure un lettore CD.
Magari non hanno la tv. Ma la musica non può mancare.
Qui si balla il mattino prima di uscire per il lavoro, prima dei pasti, prima di dormire. Anche prima di morire.
Qui si comincia a ballare da neonati. Le madri alzano i neonati in alto, tenendoli sotto le ascelle, facendo penzolare gli arti e il bacino a suon di musica.
Tutti ballano. Giovani, adulti, vecchi. Nessuno escluso.
Nessuno può rinunciare al ballo. E’ quasi una religione. Una medicina. Un toccasana per l’anima.
Seduta sulla veranda di casa, ti godi gli ultimi raggi del sole, che sembra esitare prima di immergersi in quella distesa di acqua dorata.
Tua madre, “la straniera”, così continuano a chiamarla, anche se affettuosamente, gli abitanti del villaggio, sta preparando la cena.
Ripeti mentalmente le parole della canzone che esce dalle casse del piccolo radioregistratore, che troneggia, quasi fosse un trofeo, sopra al cassettone ereditato da zia Marja, che forse, da solo, vale più della casa e di tutto ciò che contiene.
Lei lo cura quasi come fosse un figlio: lo spolvera, gli passa l’olio, lo accarezza con un piccolo pennello in ogni angolo, anche il più piccolo.
Ad un tratto la musica si ferma.
Senti tua madre spostare le musicassette in fretta, e sai già cosa sta cercando. La sua musica. Quella della Sua Terra. Quella che le lascia sempre gli occhi lucidi. Non sai se più per la nostalgia o per la magia che riesce a trasmetterle.
Le note di un tango riempiono quello strano attimo senza musica, come se tutti gli altri avessero spento le loro radio per rispettare i ricordi della “straniera”
Conosci a memoria quelle note. La mente sta già ballando. Chiudi gli occhi e ti lasci trasportare.
Una mano cerca la tua, la tira a se.
Ti alzi, incontrando con lo sguardo un paio d’occhi scuri, un naso importante, una bocca morbida e sensuale. Altro non vedi.
La mano sulla tua schiena, che guida la danza, è leggera e decisa allo stesso tempo. Nessuna forzatura. E’ come se invitasse il tuo corpo a seguirla. Ed è come se il tuo corpo, riconoscendole autorità, la seguisse senza fatica.
I corpi si sfiorano, si stringono, poi si allontano.
Le gambe s’incrociano e si avvicinano ora nervose ed eccitate, ora impegnate ad accarezzarsi lentamente, per scostarsi improvvisamente, riprendendo il ritmo incalzante della musica.
Il ritmo del respiro diventa più affrettato, l’odore della sua pelle mescolata ad un lievissimo profumo comincia ad inebriarti, il sudore inizia ad imperlare la tua fronte, una goccia scende lungo la guancia, sul collo, per poi perdersi in mezzo al seno.
Le labbra si avvicinano, si sfiorano, poi si allontanano, seguendo il ritmo del tango.
Gli occhi tornano ad incontrarsi, e si scambiano promesse di tramonti infuocati ed albe incandescenti. Si parlano di lotte ancestrali ora solo mimate nella danza, di incontri/scontri, di pazzie tenute sotto controllo da quella musica… che sanno che il violino presto smetterà di suonare, ma quelle note chiederanno ancora imperiosamente di essere suonate, senza più il controllo dello strumento..
La musica si ferma, un lieve affanno anima ancora i respiri. Le mani si lasciano, i corpi si allontanano lentamente. Mentre gli occhi rimangono incatenati, e un lieve sorriso affiora sulle vostre labbra.
Si, la vostra danza non è ancora finita. Ma quello non è il luogo per continuarla
Ciao a tutti. Bravi, carino il blog. Lascio anche io un mio commento.. Non è che i ballerini siano male.. secondo me hanno scelto male il pezzo per farne un’esibizione di tango. E’ l’effetto “coreografia” che stona, credo che questo pezzo (classificabile come tango-non-tango) sia troppo bello e soave per riempirlo di figure e passi. E’ più da meditazione che da esibizione… saludos :).
A.